Furlan in Rai. Forsit e je la pussibilitât di rivâ a fâ un (piçul) pas indenant

Dôs setemanis indaûr in Friûl si à tornât a fevelâ di furlan in Rai. La ocasion e je stade chê di doi incuintris di caratar politic e istituzionâi in cont di chê che e sarà la gnove convenzion jenfri la Presidence dal Consei dai ministris dal Stât talian e la Rai, che e tocje la ativitât de sede regjonâl par Triest e pe plui part dal Friûl.

Al è saltât fûr che si proviôt di incressi il numar di oris di radiofonie in lenghe furlane – che pal moment a son novante, une vore pocjis – e soredut chel des trasmissions televisivis par furlan, che par cumò di fat no esistin. Par chel si impegnaran plui risorsis di chês dopradis fin cumò (che a son 200mil euros ad an): al è cui chel al à dit che a saran sù per jù 800mil.
Cualchi sorestant al à fat declarazions altitonantis, che a son stadis cjapadis sù de plui part dai media cence masse atenzion e cence nissun aprofondiment.

Ator pe rêt si son lets ancje i coments di uns pôcs di lôr, tra disincjant (“si fevele di furlan in Rai di passe vincj agns, la legjislazion di tutele no je stade ancjemò metude in vore e ancje in cheste ocasion al è pericul che a sedin dome cjacaris…”) e sperance rassegnade (“alc al è alc, nuie al è nuie”…). Si puedin capî dutis chestis posizions, ancje se in realtât l’ategjament al varès di jessi un altri: ni depression e nancje esaltazion.

Lu sclarìs ben l’articul di Marco Stolfo che al è jessût ai 4 di Mai sul Messaggero Veneto, là che in particolâr a vegnin fatis indenant propuestis e osservazions.
Magari cussì no, par vie di un erôr di composizion tipografiche, chel articul al è saltât fûr cu la firme di un innomenât pitôr e cuntun titul che al fevelave di art e di pandemie.
Al è probabil che par chel tancj di lôr, che magari lu varessin let vulintîr, probabilmentri no son incauarts nancje de sô publicazion. Cussì, in cunvigne cul autôr, o tornìn a publicâlu culì.

  monoscopiorai

Un piccolo passo in avanti, forse. La questione della (mancata) garanzia della presenza di trasmissioni informative e di intrattenimento in lingua friulana nella programmazione radiotelevisiva regionale della Rai sembra essere vicina ad una soluzione, sebbene assai parziale e limitata. È quanto emerge dall’esito di due incontri in videoconferenza che si sono tenuti il 24 e il 27 aprile.

Al primo hanno preso parte due esponenti del M5S (il deputato Luca Sut e il consigliere regionale Mauro Capozzella), il presidente dell’Assemblea della Comunità Linguistica Friulana e sindaco di Valvasone Arzene, Markus Maurmair, e il direttore delle Relazioni istituzionali Rai, Stefano Luppi. Al secondo, convocato d’urgenza dal Corecom del Friuli-VG alla luce dell’imminente scadenza dell’attuale convenzione tra il Dipartimento Informazione Editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri e la Rai riguardante la sede regionale della concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo, sono intervenuti, tra gli altri, il presidente del Consiglio regionale, Piero Mauro Zanin, l’assessore regionale per le lingue minoritarie, Pierpaolo Roberti, il direttore generale di Rai Corporate, Alberto Matassino, e il direttore delle sede regionale, Guido Corso.

In entrambi i casi si è parlato di friulano in Rai, nel quadro della nuova convenzione riguardante la sede regionale, che dovrebbe essere perfezionata prima dell’estate per avere attuazione a partire da ottobre. A quanto pare, sarà finalmente formalizzato un minimo di continuità dell’offerta televisiva in lingua friulana e ne sarà incrementata la presenza alla radio, tuttavia al momento non ci sono dati certi circa le ore di trasmissione e le risorse finanziarie destinate a tal fine. Sarà inoltre valorizzata la produzione “interna” alla sede regionale ed è prevista una commissione Governo-Regione-Rai, chiamata a approfondire e valutare concretamente i contenuti della convenzione stessa.

Con la consapevolezza che, pur nella migliore delle ipotesi, saremo ancora lontani dall’effettiva attuazione della legge statale di tutela delle minoranze linguistiche (la L. 482/1999) in questo ambito, e prendendo atto dell’efficacia dell’azione dell’Assemblea della Comunità linguistica friulana, che coerentemente con le sue finalità istituzionali ha riportato in auge un tema che riguarda i diritti dei cittadini e la qualità e l’efficacia di un fondamentale servizio pubblico, ci permettiamo di suggerire a chi di dovere di intervenire affinché la nuova convenzione sia veramente “un buon inizio”.

Ciò significa, in primo luogo, chiedere ed ottenere che con la nuova convenzione sia creata una struttura formalmente dedicata alla radio e alla tv in lingua friulana. Ad oggi quel poco di friulano presente in Rai dipende dalla struttura di programmazione in lingua italiana: tra forma e sostanza, è un po’ come se una macelleria fosse responsabile del cibo per vegetariani e vegani.

Un altro aspetto riguarda la qualità del servizio e le prospettive occupazionali con la selezione ed il riconoscimento delle professionalità specifiche di chi opera in questo campo, soprattutto se – come è giusto ed auspicabile – la nuova offerta radiotelevisiva prevede anche spazi informativi. Per tutto ciò, ovviamente, servono risorse adeguate.

L’avvio di una “vera” programmazione tv in lingua friulana, infine, può contribuire a rafforzare e valorizzare Raitre Bis, che grazie al digitale terrestre ormai copre l’intera regione e potrebbe così offrire, con continuità e varietà, un effettivo palinsesto multilingue, regionale e transfrontaliero, eventualmente sviluppato anche in collaborazione con le tv pubbliche di Austria e Slovenia.

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